ElfoEnel ~ domenica, 27 gennaio 2008 ~ 19:01 ~ commenti (1)

Ora tutto è concluso. Almeno per quanto riguarda i laboratori delle scuole medie.
Già.
E' stato un durissimo lavoro, soprattutto chiedere silenzio durante le prove e fare in modo che gli attori non dimenticassero ogni volta quello che gli veniva detto.
E' stato lungo. E un lavorone faticoso.
Ma alla fine è riuscito. E devo dire anche molto bene.
Tutto quello che nno veniva durante le prove, è venuto nello spettacolo.
I ragazzi delle seconde sono riusciti ad andare a tempo, e il tamburello andava sempre alla stessa velocità, finalmente. E i colpi erano tutti forti uguali. Tranne quando doveva farli più forti.
Finalmente!
E le terze hanno letto con calma e con forte voce. Finalmente, anche loro!
Sono stati bravi, nonostante fino a cinque minuti prima dello spettacolo mi hanno fatto dannare. Me e la mia assistente.
Ma poi sono stati brillanti.
E lì ho cominciato a pensare che forse qualcosa ero riuscita a trasmetterglielo. Quelle poche nozioni base di teatro che ho piantate nel cervello, sono riuscita a piantarle anche nei loro cervelli.
Allora forse sono servita a qualcosa.
Già.
Poi quando tutto è finito, e la gente se ne stava andando e stavano smontando il palco, una ragazza di terza è venuta da me e mi ha ringraziato, con addirittira bacio sulla guancia.
Mi ha spiazzata.
Non me lo aspettavo, davvero. Fino a cinque minuti prima dello spettacolo la maggior parte del gruppo teatrale delle seconde e delle terze mi odiava (ci odiava, me e la mia assistente) perchè continuavo ad urlare di fare silenzio.
E poi lei è arrivata a ringraziarmi.
E' stato particolare quel momento. Mi sono sentita... gratificata. Utile e gratificata.
E' una di quelle piccole cose che ti danno soddisfazione. E sono proprio le piccole cose che creano la felicità di una persona.
E in fondo io mi sono trovata bene con loro. Specialmente il gruppo delle terze.
E' un bel gruppo.
E non vedo l'ora di andare venerdì al gruppo per parlare dello spettacolo! ^^
Domani dovevo andare al gruppo delle seconde, ma esco alle quattro da scuola per via del corso di recupero. Perciò credo che telefonerò alla prof alle quattro per dire due paroline in diretta telefonica (tanto escono alle quattro e un quarto) in modo che sappiano cosa hanno sbagliato e cosa hanno fatto giusto.

E mi sento ancora una sensazione particolarmente bella dentro. Per quel piccolo ringraziamento.




ElfoEnel ~ sabato, 12 gennaio 2008 ~ 21:51 ~ commenti (1)

E ti ritrovi di colpo
S'un'isola sperduta
A cercare di capire come fuggire
E perso
Ti chiedi che fare
Senza riuscire a scappare



Senza capirne il perchè, la mia mente ha cominciato a paragonare la vita ad un telefilm.
E ho cominciato a scrivere le cose che mi venivano in mente, e ho cominciato a tentare di dare un ritmo a tutto ciò.
Anche se fin'ora è uscito ben poco.
Ma oggi qualcuno ha detto che ciò che ho scritto è bello, gli piace. Già, quello che leggete in corsivo.
E questo mi ha reso molto felice.
Peccato che io non riesca a scrivere sapendo che mentre scrivo devo dare un ritmo alle parole. Quindi m'impappino.
Allora butto giù frasi, concetti, riflessioni, pensieri, immagini descritte, ricordi, speranze, sogni così alla rinfusa, tentando di non perderle mai di vista e averle tutte vicino a me, unite.
In modo tale da averle sempre lì e anche quando le scorderò dalla mente saranno sempre lì su un foglio.

Anche se a dir la verità tutto ciò che sto scrivendo, vorrei poi traslarlo in inglese, e quindi rifare tutto il lavoro del ritmo, la musicalità. E poi, provare a dargli un senso musicale, una propria personalità, anche se so che tutto ciò non riuscirò a farlo da sola. Avrò per forza bisogno di una mano. Ma questo non mi secca. Anzi, mi piacerebbe, sarebbe un modo per cominciare a lavorare in un 'gruppo' musicale, o almeno un'idea... non so se mi son spiegata.
Sarebbe in ogni modo un'esperienza che mi aiuterebbe nel mio cammino della musica.

Che poi se ci si pensa bene, non ho proprio tutti i torti a paragonare la vita a quel telefilm specifico.
Di cui non dirò il nome, perchè il primo che passa di qua mi piaglia per il culo. Anche se dovrebbe essere ovvio, perchè c'è scritto quasi esplicitamente nel corsivo.
Non mi aspetto nulla, da nessuno, nemmeno da me. Anche se confesso che mi piacerebbe essere incoraggiata. E poi potrei farla sentire in anteprima a una sola persona. Profondo rosso. Alcuni lettori si son persi un pezzo della mia vita, perciò per capire cose c'entra Profondo Rosso, leggete qui.
Ora fuggo.
A presto.




ElfoEnel ~ mercoledì, 02 gennaio 2008 ~ 23:38 ~ commenti (1)

Quella mattina mi svegliai alle cinque come avevo programmato.
Quando aprii gli occhi la stanza era ancora buia. Rimasi nel letto alcuni minuti osservando fuori dalla finestra il giardino attorno alla casa e le altre abitazioni vicine con i loro campi, tutto ricoperto di neve.
Poi decisi che era venuta l'ora di alzarmi e di prepararmi. In realtà non avevo molto da preparare, era tutto pronto dalla sera prima.
Sfilai i pantaloni del pigiama e li poggiai sul letto e infilai un paio di calze ed i fuseaux neri. Sopra indossai una gonna corta nera a pieghe poi mi sfilai anche la maglia. Tolsi anche la canottiera per indossare il reggiseno, poi la riinfilai e sopra indossai una maglia di cotone verde a maniche lunghe, e sopra indossai un maglione di lana nero a collo alto.
Piegai il pigiama e lo sistemai nel borsone. Così rifeci il letto e mi ci sedetti sopra per infilarmi gli scarponi.
Dopo di che guardai di nuovo fuori dalla finestra e vidi che c'era un po' più di luce.
Presi poi la sciarpa e l'avvolsi al collo, e indossai il cappotto chiudendolo per bene. Presi la mia chitarra e il borsone e uscii dalla stanza facendo meno rumore possibile.
Socchiusi la porta e sciesi le scale che portavano all'ingresso. Mi avviai alla porta principale, ma era chiusa a chiave. Così andai in cucina e appena oltrepassata la porta, sulla destra c'era un comodino con una cesta, e dentro le chiavi della porta.
Le presi e mi riavviai alla porta d'ingresso aprendola. Quando uscii sentii il freddo gelido penetrare nelle mie ossa. Chiusi bene la porta lasciando volutamente le chiavi nella serratura.
Feci alcuni passi allontanandomi dalla casa.
Faceva davvero freddo e non sapevo nemmeno dove mi sarei diretta.
Alzai lo sguardo al cielo e vidi che stava riprendendo a nevicare. Era il momento più adatto per andarsene via da lì.
Diedi un ultimo sguardo a quella calda e accogliente casa, per poi voltarmi e allontanarmi.
Per sempre. Pur sapendo che quando egli si sarebbe svegliato e avrebbe scoperto la mia scomparsa, sarebbe subito corso fuori per tentare di rintracciarmi e pregarmi di tornare la da lui.